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2009<br>Quella nota antica nella Bergamo del Novecento<br>dal Monastero di S. Marta alla Banca Popolare di Bergamo  a cura di: Maria Mencaroni Zoppetti
2009
Quella nota antica nella Bergamo del Novecento
dal Monastero di S. Marta alla Banca Popolare di Bergamo
 
2009
ISBN: 978-88-96333-09-9
  • Libro: 18.00€
Il volume ripercorre la storia del Monastero di Santa Marta, situato in Bergamo bassa, dalla sua costruzione fino ai giorni nostri. Come già da qualche anno l'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti sta proponendo, oggetto dei suoi studi sono divenuti quei luoghi, quegli edifici, poco conosciuti e che nel corso dei secoli hanno acquisito altre funzionalità ed aspetti da divenire poco "riconoscibili" per i cittadini bergamaschi stessi.


2017<br>Nel segno della tigre. Bergamo incontra il Novecento<br>  a cura di Federica Nurchis
2017
Nel segno della tigre. Bergamo incontra il Novecento
 
2017
ISBN: 978-88-6642-259-4
Prodotto fuori catalogo.
Prego contattare staff

Nel volume sono stati analizzati alcuni luoghi fulcro della Bergamo degli inizi del Novecento (Casa Caprotti, le stazioni e Porta Nuova, via Broseta e il centro, la contrada di Prato – via XX Settembre- il Sentierone in attesa del centro piacentiniano, via Tasso e Pignolo) attraverso i materiali fotografici, pubblicitari e i cartelloni degli esercizi dell’epoca.

Le immagini colpiscono l’attento conoscitore di Bergamo, che, accanto ad alcuni elementi che sono rimasti, ne può cogliere di scomparsi e spesso poco conosciuti


Fammi memoria!<br>La Grande Guerra dei bergamaschi dagli archivi di famiglia.<br>  A cura di Maria Mencaroni Zoppetti, Nazzarina Invernizzi Acerbis, Laura Bruni Colombi
Fammi memoria!
La Grande Guerra dei bergamaschi dagli archivi di famiglia.
 
2014
ISBN: 978-88-66425-163-4
  • Libro: 9.00€

Per decenni la società aveva speso le migliori energie per produrre ricchezza sfruttando le innovazioni tecnologiche utili a migliorare la vita: la corrente elettrica per illuminare la città, l’ammodernamento delle case, la velocizzazione dei trasporti, la comunicazione a distanza. La guerra sconvolse un sistema che aveva goduto di una “pacifica” Belle Époque. Lo sviluppo tecnologico fatto di mezzi blindati, aviazione, chimica applicata, nidi di mitragliatrici, fuoco di sbarramento rappresentò una cesura drastica e drammaticamente efficiente rispetto ai conflitti bellici precedenti. Negli anni del conflitto, dal 1914 al 1918, morirono in tutto il mondo dieci milioni di soldati e sette milioni di civili. Il conflitto assorbì tutto e tutti. Trasformò contadini e operai in soldati; separò le famiglie, moltiplicò a dismisura i compiti delle donne, ridimensionò i consumi alimentari, intristì i bambini con giornalini e letture scolastiche che parlavano sempre di guerra. Anche a Bergamo. La Grande Guerra dei bergamaschi non è stata ancora tutta scritta, né raccontata. Non sono sufficienti le lapidi, i monumenti, le lunghe liste di nomi dei caduti, come quelli che troviamo nella nostra città o in tutta la provincia, a trattenere una memoria sfocata. Nascoste tra le pareti domestiche rimangono innumerevoli tracce di quella “gente comune” che ha vissuto in prima persona gli anni della guerra. “…Vi prego tutte le fotografie ch’io vi mando tenermele ben riservate per memoria…” scriveva nel 1916 dal fronte un soldato di Casirate al padre. Le sue fotografie sono conservate ancora oggi da suo figlio, da suo nipote. Le foto, le testimonianze private, i diari, gli epistolari, tutti materiali inediti venuti alla luce perché non si può dimenticare, diventano protagonisti di questa narrazione, ci consegnano la ricostruzione di una guerra e di un’epoca da cui ci sentiamo lontani e che nessuno saprà più raccontare. La memoria privata che riemerge si trasforma in memoria sociale. Ai protagonisti più dimenticati viene restituita la storia, non solo per un’istanza morale, ma anche perché ciò che ci hanno lasciato aiuterà a comprendere la profonda trasformazione culturale che la Grande Guerra ha indotto nella nostra società.