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Il presente lavoro vuole essere un
contributo allo studio del procedimento in cui una parte rimane inattiva. L’analisi muove dall’individuazione dei
princìpi direttivi che regolano la dinamica del procedimento contumaciale nel
codice di rito, ispirato alla ficta litiscontestatio, per valutare, nel suo
sviluppo, se essi conservino, o meno, valore anche in relazione ai riti
orientati all’opposto criterio della ficta confessio, volgendo lo sguardo anche
alla disciplina del processo francese e tedesco, che hanno ispirato il
legislatore italiano. Altro tema d’indagine è quello dei poteri
del contumace, per stabilire se un soggetto, che non partecipa al giudizio,
possa compiere atti processuali e se costui sia in grado, o meno, di influire
sulla decisione finale. Il proposito è quello di cogliere il
significato che la contumacia assume nell’ordinamento, per delineare una nuova
concezione della contumacia volontaria, intesa non già come inattività, ovvero
come comportamento neutro, nei sensi delineati dalla migliore dottrina, bensì
come una forma di esercizio del diritto di difesa della parte, alternativa alla
costituzione in giudizio, e che, in determinate situazioni, si dimostra
maggiormente efficace rispetto alla partecipazione attiva nel processo. Nella parte conclusiva dell’indagine, in
una prospettiva di riforma del processo, volta a superare le disarmonie del
sistema, si offre un nuovo approccio ricostruttivo dell’istituto della
contumacia, da risolversi non più, e come sin qui accaduto, in termini di
fictia contestatio e confessio, ma attraverso una rilettura delle nozioni di
interesse ad agire ed interesse a contraddire, di cui all’art. 100 c.p.c.
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Le vicende storiche del Regno di Svezia pongono il Paese nordico all’avanguardia tra le democrazie occidentali sotto molteplici profili. Sono state, infatti, approvate in Svezia alcune tra le più antiche leggi sulla libertà di parola, di stampa e di libera manifestazione del pensiero. Accanto alla garanzia costituzionale delle libertà fondamentali e dei diritti civili, la Svezia ha costruito un assai elaborato sistema legislativo e amministrativo di welfare, che da qualche anno è stato però rimesso almeno parzialmente in discussione, soprattutto a causa del suo costo elevatissimo, cui si accompagna una parimenti notevole pressione fiscale sui contribuenti. Il caratttere di Stato unitario della Svezia, nel cui ordinamento il principio del decentramento ha ancora oggi una debole attuazione, ed inoltre la peculiare struttura costituzionale, che contempla quattro documenti costituzionali oltre alla legge sul Parlamento che ha valore semi-costituzionale, nonché la condizione giuridica dei saami o lapponi che costituiscono l’unica popolazione indigena presente sul territorio (nord-)europeo, rendono di grande interesse lo studio delle istituzioni giuridiche e politiche della Svezia
Mauro Mazza è docente di materie giuscomparatistiche presso l’Università di Bergamo. Ha fra l’altro pubblicato «Percorsi di ricerca sul diritto polare» (Napoli 2011).
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| Le vicende storiche e,
in particolare, le istituzioni giuridiche del popolo walser, di antiche origine
germaniche e spostatosi attraverso un lungo processo di colonizzazione
dall’Alto Vallese (Svizzera) verso le aree alpine dell’Italia settentrionale,
insediandosi quindi prevalentemente intorno al Monte Rosa, meritano una
specifica attenzione nell’ottica degli studi di diritto comparato dedicati alla
protezione delle minoranze e dei gruppi, nonché alle questioni connesse del
decentramento politico-amministrativo (federalismo, regionalismo e tutela delle
autonomie territoriali). Vengono in rilievo, soprattutto, le istituzioni
concernenti il governo locale delle comunità etniche dei Walser,
l’amministrazione della giustizia secondo il diritto consuetudinario e l’uso
collettivo delle risorse naturali, in primo luogo della terra. Ne discende
l’esigenza di considerare il diritto tradizionale dei Walser sia nella
dimensione diacronica della circolazione/recezione dei modelli giuridici
alemannici nel versante italiano delle Alpi, secondo l’approccio che privilegia
lo studio delle c.d. isole linguistico-culturali alloglotte, sia nella
dimensione del diritto contemporaneo e del pluralismo normativo, nella misura
in cui le plurisecolari istituzioni dei Walser dimostrano capacità di
adattamento e sopravvivenza anche nella società attuale. La proprietà
collettiva o comunitaria delle terre, disciplinata dal diritto consuetudinario
dei Walser, presenta altresì interessanti punti di contatto con le
problematiche sempre più diffusamente avvertite, principalmente ma non soltanto
a livello accademico, che riguardano la gestione (e, prima ancora, la stessa
nozione giuspolitica) dei beni o risorse comuni (c.d. Commons). |
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Il volume
riporta i principali contenuti del corso Analisi
di genere e diritto antidiscriminatorio, tenuto dalla curatrice presso
l’Università degli studi di Bergamo. Questo libro, strettamente connesso al
volume I - Studi, è strutturato intorno ad una serie di casi sui quali
riflettere, prendendo spunto da vicende giurisprudenziali o concrete di
particolare rilievo, e raccoglie i materiali necessari a realizzare il percorso
didattico standard.
Il volume
comprende otto sezioni, dedicate a temi particolarmente significativi in
un’ottica di genere: ciascuna ha una parte introduttiva-esplicativa (lezione), cui seguono uno o più casi
pratici da affrontare (casi),
accompagnati da riferimenti al volume degli Studi,
da letture di approfondimento, dal richiamo della normativa di riferimento,
dalla giurisprudenza più significativa in materia (materiali). Ogni sezione presenta, conclusivamente, un ulteriore
punto di approfondimento, “uno sguardo di
genere”, che intende analizzare la prospettiva (antidiscriminatoria e, più
ampiamente) dell’uguaglianza in un’ottica di genere.
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Il volume
riporta i principali contenuti del corso Analisi di genere e diritto
antidiscriminatorio, tenuto dalla curatrice presso l’Università degli studi di
Bergamo. Questo libro, strettamente connesso al volume II - Lezioni, casi,
materiali, è dedicato alla comprensione di come si compia l’elaborazione
sociale delle differenze tra i sessi, che marca la duplice presenza degli
uomini e delle donne con la differenziazione dei loro ruoli e con la disparità
di potere connessa a tali ruoli.
La
configurazione del libro riflette il carattere strutturalmente
interdisciplinare del corso: l’ambito di riferimento riguarda le questioni
relative alla “costruzione giuridica del genere”, i rapporti tra genere e
diritto, i formanti giuridici che operano nelle definizioni di uguaglianza,
differenza, discriminazione; il percorso teorico proposto attraversa la
costruzione delle regole (sociali) e delle norme (giuridiche) di genere,
affrontando la questione nella prospettiva giuridica, filosofica, economica e
sociologica.
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| Il volume si affianca al primo (contenente “Lezioni, casi e materiali”) nel fornire un supporto agli studenti per la frequenza del corso – e il superamento del relativo esame – di Diritto commerciale avanzato, tenuto dall’autore presso l’Università degli Studi di Bergamo. Nel testo sono raccolti, in un ordine che segue i contenuti del corso suddetto, scritti già pubblicati in precedenza, relativi a diversi ambiti problematici della materia della formazione del capitale sociale sia nella costituzione sia nell’aumento di capitale sociale. |
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Il volume riporta i principali contenuti del corso di
Diritto commerciale avanzato tenuto dall’autore presso l’Università degli Studi
di Bergamo. L’obiettivo è sia fornire agli studenti le prime basi per la
lettura critica del sistema del capitale sociale e della sua formazione, sia
introdurre all’applicazione di norme ed istituti esaminati, traendo spunto da
casi giurisprudenziali editi. Del corso, il testo riflette la struttura. Ogni
capitolo è dedicato a un tema, la cui trattazione avviene, prima illustrandone
il contesto normativo di riferimento, poi scegliendo una particolare questione
applicativa come caso da affrontare e risolvere con l’aiuto di pronunce e
massime giurisprudenziali e l’indicazione di altro materiale consultabile sullo
specifico tema affrontato.
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La presente indagine costituisce uno
studio preliminare dei profili processuali dell’istituto dell’amministrazione
di sostegno, che si modula, da un lato, nell’analisi del procedimento di
istituzione e, dall’altro lato, nell’esame dei poteri processuali dell’amministratore
di sostegno; profilo, quest’ultimo, quasi del tutto trascurato dalla
giurisprudenza e trattato marginalmente dalla dottrina. L’analisi, partendo dal riconoscimento
della lacunosità della disciplina processuale dell’istituto in parola e mutuando
i risultati degli studi in tema di interdizione ed inabilitazione, addiviene ad
una soluzione interpretativa che coniuga la regola sancita dall’art. 75 c.p.c.,
sulla capacità di stare in giudizio, con la disciplina particolare
dell’amministrazione di sostegno, nella quale l’amministrato non è soggetto
incapace di agire tout court e nella quale la fonte dei poteri di costui è, in
ultima analisi, giudiziale. Tale soluzione ha l’effetto di collegare la
legittimazione processuale alla capacità di agire dell’amministratore, in
relazione ai diritti sottesi agli atti oggetto del provvedimento del Giudice
tutelare di nomina, o del provvedimento integrativo. Lo sforzo interpretativo compiuto ha,
inoltre, il pregio di aver effettuato una rimeditazione dell’istituto
dell’amministrazione di sostegno-assistenza, che ha condotto alla delineazione
di una nuova figura di parte, costituita dall’amministratore-assistente e
dall’amministrato-assistito, legati in un unicum
inscindibile: la parte complessa.
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L’opera, a cura
dei Dottori Luciana Goisis dell’Università di Bergamo e Qerkin Berisha
dell’Università di Pristina, è volta ad approfondire il delicato tema della
tutela giuridica dei diritti umani, tutela che viene accordata sia dal sistema
normativo internazionale che dai singoli sistemi giuridici nazionali e che è
condizione imprescindibile per garantire l’effettività degli “Human Rights” e l’attuazione dei
principi fondamentali accolti e riconosciuti dalla comunità internazionale.
Gli scritti
raccolti nel volume contengono gli Atti di due importanti incontri
internazionali e cioè la Conferenza internazionale di Pristina (Kosovo) del
23-24 ottobre 2008, dal titolo “Universal
Declaration of Human Rights: The Case of Kosova” e il Seminario
internazionale di Bergamo (Italia) del 10-11 dicembre 2010, dal titolo “L’evoluzione dei diritti umani e la loro
protezione in Europa (Diritti civili e religiosi)”.
Entrambe le
iniziative sono state promosse dalla Cattedra Unesco dell’Ateneo di Bergamo,
diretta dal prof. Felice Rizzi, con la fattiva collaborazione e il
coordinamento scientifico dei Colleghi Prof. Berislav Pavišić, professore
dell’Università di Rijeka (Croazia), Prof. Rexhep Murati, professore
dell’Università di Pristina (Kosovo) e Prof. Francesco Tagliarini, professore
nell’Università degli Studi di Bergamo.
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