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“Tutto ha inizio dall’incanto verbale delle battute. […] Tutto il resto è letteratura”. Così Louis Jouvet, da una citazione di Benvenuto Cuminetti. Queste pagine, che c’invitano a ripensare la storia del teatro, origini, genesi e significati, che s’interrogano sullo statuto e l’arte dell’attore, che riflettono, infine, su aspetti salienti del rapporto tra il teatro e l’universo letterario, propongono un itinerario esemplare sulla linea di ricerca di Mario Apollonio, dei “saperi senza confini”, per misurare la dignità e il primato dell’esperienza teatrale nei processi educativi e nella lunga storia in cui le istanze e le forti provocazioni estetiche del teatro sono strumento di conoscenza e ricerca di “senso”. |
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| Dal punto di vista della
visione del film, la questione del tempo apre un vasto ambito di riflessione e
di analisi, e si pone come aspetto costitutivo che investe la tecnica
cinematografica, la forma narrativa, la partecipazione e il coinvolgimento del
pubblico. La visione si svolge nel tempo, la durata del film è stabilita, ma le
dimensioni temporali che si aprono alla percezione sono molteplici: la tecnica
cinematografica permette di catturare il tempo, di renderlo replicabile e
reversibile, di condensarne o espanderne la durata; nel film il tempo delle
immagini fa da tramite tra il tempo delle azioni filmate e il tempo della
fruizione dando origine a un tempo composito, fatto di durate reali e di durate
immaginarie. L’impressione soggettiva di durata e il senso di un tempo denso o
rarefatto sono dimensioni che il film suggerisce o rappresenta. Dalla
percezione del movimento alla capacità di riconoscere una successione, da
quella di comprendere un nesso causale fino alla capacità previsionale e alla
comprensione di aspetti impliciti a una serie di segni temporali: il film
sollecita le nostre capacità mentali e dà per scontato il nostro coinvolgimento
cognitivo. Il senso del tempo può costituire così una risorsa drammaturgica in
film che lo rendono percepibile creando stati di attesa, di curiosità, di
timore. Questa drammaturgia temporale viene studiata attraverso alcuni casi
esemplari del cinema classico e del cinema contemporaneo. Il libro si propone
così come invito a conoscere e ad approfondire una materia affascinante, che
parte da un’idea, quella di tempo, nata per necessità pratiche ma evoluta fino
a diventare uno dei tratti caratteristici del pensiero umano. |
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| Il rapporto con la letteratura, e più in generale con il testo scritto, costituisce per il cinema un elemento costante, dall’epoca dell’invenzione fino ad oggi. Ma rispetto alla scrittura il cinema manifesta una fondamentale alterità: la presenza dell’immagine e la sua concretezza si contrappongono nettamente alla linearità verbale. Ciò ha costituito oggetto di riflessione per scrittori e intellettuali, che hanno valutato l’impatto estetico del cinema in relazione alla letteratura, al teatro, alle arti visive. Riflettere oggi sul cinema nella scrittura significa rovesciare i termini tradizionali del confronto, superando pregiudizi estetici e assolutismi di parte per mettere a fuoco punti di contatto e occasioni di incontro. |
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| La rinascita di Hollywood, nella sua nuova, compatta veste industriale, assegna al regista ‘autore’ un ruolo del tutto inedito nello scenario culturale contemporaneo. La negoziazione fra esigenze artistiche e industriali ha lasciato il posto a una fitta reti di rapporti ambigui – ma apparentemente idilliaci – fra registi e macchine produttive. Il saggio ripercorre il dibattito sull’autorialità interpretando l’autore hollywoodiano come un costrutto definito dall’intersezione di due discorsi principali: il marketing del regista superstar e il dibattito critico sulle opere. Prendono forma tre versioni dell’autore postmoderno: il marchio (Woody Allen), l’evento (Francis Coppola), il culto (Tim Burton). |
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| Gli atti del convegno “Percorsi attraverso esperienze drammaturgiche e teatrali - in ricordo di Benvenuto Cuminetti” ricordano la figura e l’attività dell’illustre docente dell’Ateneo di Bergamo. Nei saggi contenuti si delinea la sua concezione di teatro intesa come espressione etica di un rituale collettivo. Le linee operative dei suoi interventi come amministratore pubblico e consulente artistico del Teatro Donizetti di Bergamo, si rilevano nelle riflessioni sul suo ruolo di educatore e di animatore, in cui emerge l’idea secondo la quale l’esperienza teatrale sia lo stimolante strumento di formazione e di educazione da articolare con interventi destinati alla diffusione della cultura. |
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| La memoria degli spettatori è un luogo in cui la realtà rappresentata dai film trova attualizzazione e sviluppo. Per la sua stessa natura di rappresentazione di eventi che si manifestano nel tempo, il film deve presupporre la memoria e le capacità cognitive di chi guarda, e si fonda sulla integrazione mentale offerta durante la visione. Gli spettatori intervengono a colmare i vuoti del racconto e a motivare la vicenda, e gli stessi personaggi sono simulati da processi mentali che ne attualizzano pensieri, sentimenti ed emozioni, e che conferiscono esistenza e carattere alle ombre e alle voci sullo schermo. In breve, la realtà del film si forma nella memoria del pubblico. Per questi motivi è possibile pensare i film come dispositivi mnemonici: nel corso della visione lo spettatore nella sala buia non ha riferimenti che le proprie capacità mentali, e la forma del film si attaglia alle caratteristiche, ai punti di forza e ai punti deboli della memoria. È caratteristica dei film infatti la reiterazione di diversi elementi, da quelli essenziali per la coerenza della narrazione, personaggi e luoghi, a quelli specifici della storia raccontata, la cui ripetizione stimola il confronto e induce la comprensione di stati successivi della vicenda. In questo senso i film possono essere studiati come delle mnemotecniche: metodi di organizzazione delle informazioni che favoriscono l’attenzione e la memorizzazione. Esse permettono di sollecitare il pubblico a notare determinati elementi, per poterli ricordare e confrontare in seguito quando necessario. Il libro affronta questi aspetti attraverso l’analisi di film, prendendo in esame le configurazioni formali più significative per la prospettiva adottata. |
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| Lo studio del film ha assunto da una ventina d’anni una prospettiva orientata verso lo spettatore. Recentemente si è fatto strada un nuovo paradigma, che riguarda lo studio delle operazioni mentali che lo spettatore compie a partire dai dati che il film presenta. Ciò avviene seguendo la prospettiva delle scienze cognitive, i Cognitive Studies, che elaborano teorie e modelli per spiegare i processi di funzionamento della mente umana. Grazie a questi modelli diviene possibile investigare molti aspetti considerati sempre basilari, ma tradizionalmente poco frequentati: dalla percezione delle immagini in movimento, alle rappresentazioni mentali, alla comprensione narrativa, alle emozioni che lo spettatore prova nel corso della visione. |
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| È possibile individuare un fil rouge drammaturgico nella provenienza geografica degli attori, una caratterizzazione dipendente dalla provenienza dell’interprete? Le connotazioni dei tipi fissi dell’Arte suscitano inquietanti sospetti ancora da sottoporre a indagine storiografica. L’analisi delle informazioni qui raccolte, riguardanti le storie d’attori lombardi tra Settecento e Ottocento, sembrerebbe suscitare questa provocatoria domanda. Nella maggioranza delle vicende biografiche ed artistiche è infatti curioso rilevare un comune denominatore che li ha visti nel Settecento per lo più nei ruoli di “amorosi”, per distinguersi poi, nel corso dell’Ottocento, come “prime attrici” o “primi attori”. Il primario intento del presente volume resta comunque l’individuazione di percorsi di ricerca futuri, per delineare il fondamentale contributo degli interpreti e delle compagnie nelle interrelazioni con l’organizzazione economica e gli eventi politici della storia italiana ed europea. |
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