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| Con la ‘coltivazione cartesiana dell’intelletto’ si individua un punto di incontro tra vari approcci disciplinari al ‘padre della filosofia moderna’. Sul piano storico, il volume inquadra Cartesio nel contesto della sfida pirroniana seicentesca e dell’emergere delle nuove scienze, mentre il contributo specifico di Cartesio in campo epistemologico è indagato a partire dai suoi presupposti metodologici nonché teologico-religiosi. Attraverso la messa in gioco di più prospettive, il saggio offre infine una rilettura complessiva del pensiero cartesiano alla luce di uno schema delle virtù intellettuali volto a superare la credulità ed esaurire le risorse dello scetticismo. |
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| Miss Lonelyhearts è un romanzo straniante tanto oggi quanto all’epoca della pubblicazione, avvenuta intorno agli anni Trenta. La singolarità radicale che lo distinse dai romanzi naturalisti di fine secolo ne segnò retrospettivamente il destino di romanzo “culto” del Novecento americano. Questo studio propone una lettura di Miss Lonelyhearts come esempio della partita critica giocata nel momento in cui il paradigma modernista esplora i propri limiti formali e insiste sulle modalità con cui il romanzo affronta il problema dell’irrisolta tensione tra modernismo e suo superamento, proiettandosi sull’analisi del rapporto tra arte d’avanguardia e comunicazione di massa e insistendo sulla specificità americana di questa duplice tensione. |
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dall’antichità, la malattia che oggi conosciamo con il nome di tubercolosi ha
catturato l’interesse non soltanto di medici e pazienti, ma anche di artisti,
romanzieri e poeti. A differenza di altre grandi epidemie, che livellano i
malati sullo sfondo di un’ineluttabile e indifferenziata vanitas, la
tubercolosi – nel saggio chiamata ‘malattia polmonare’, per accogliere quelle
metafore che si sono forgiate quando questa malattia era conosciuta come ‘tisi’
o ‘consunzione’ – viene investita a partire dal Settecento della capacità di
isolare irresistibilmente l’individuo che la contrae. Attraverso l’analisi di
testi medici, letterari e visuali (tra gli altri, R. Morton, T. Beddoes, R.
Laënnec, L. Sterne, S. Richardson, J. Keats, H. Peach Robinson, F. Madox Brown),
il saggio esplora la relazione tra la tisi e l’individualità interessante,
mettendo in luce i processi attraverso cui la cultura moderna trasforma il ‘mal
sottile’ in ‘mal gentile’. Grazie alla trasfigurazione dell’attributo fisico
della magrezza in un superiore affinamento, percepito come la cifra di una
dimensione elitaria, si delinea un immaginario che si afferma nell’universo
letterario così come sulle scene teatrali, nei diari personali e nei case
histories della medicina così come nel sistema della moda. |
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| Sin dal tardo Seicento, la neurologia propone all’immaginario l’idea che il corpo umano sia una macchina nervosa suggestionata dal mondo esterno. Mesmerismo, automi sonnambuli, tecnologie spettrali e marionette isteriche iniziano a popolare la cultura della modernità, in un percorso ibrido che giunge al culmine nella retorica ottocentesca dello “shock”. La malattia dei nervi emerge come un vero e proprio fantasma che inquieta il moderno e ossessiona le trame dell’immaginario, dai fluidi invisibili di Mesmer alla suggestione isterica di Bernheim, dalle fantasmagorie di Robertson al cinema di Méliès, fino alle “macchine sonnambule” e “telepatiche” di George Eliot, Kipling o Georges du Maurier. |
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| La cultura occidentale immagina da sempre l’aria come popolata da invisibili presenze: messaggeri, dàimones, immagini informi generate dalle nubi, e persino i corpuscoli della luce hanno via via suggerito l’idea di un’impalpabile ‘anatomia’ dell’atmosfera, responsabile dei suoi processi di comunicazione e trasmissione nel tempo e nello spazio. La riflessione sul ‘corpo degli angeli’, che da S. Agostino e lo Pseudo-Dionigi si tramanda lungo la tradizione attraverso Shakespeare, Milton, Swedenborg, Blake o Poe fino ad abbracciare scienza, pittura, fotografia e cinema, alimenta incessantemente questo mito antropologico e ne consente la sopravvivenza sin dentro l’epoca contemporanea, dominata da supereroi celesti, corpi virtuali, tecnologie intelligenti e reti mediali che sembrano aver realizzato tutte le qualità degli antichi corpi dell’aria. Figure del passaggio, gli angeli si propongono anche come potenti trasmettitori delle immagini attraverso il tempo, consegnando all’aria il compito di custodire, trasformandole, le impronte della nostra memoria. |
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| Studiosi di diverse discipline ragionano sul se/come il sapere letterario sia un sapere effettivo e in che modo esso sia diverso da quello offerto da altri luoghi della cultura e da altre forme di conoscenza, fondate, in misura più o meno larga, su “modelli” scientifici, empirici o razionali. Il titolo La Conoscenza della Letteratura suggerisce qui una duplice trattazione del tema: da un lato ci si sofferma sulla specificità storica ed epistemica del sapere letterario (anche rispetto ad altre forme di conoscenza quali filosofia, religione, scienza, ecc.), dall’altro si esplorano alcune modalità e strumenti (tecnici e metodologici) di acquisizione e trasmissione di questo sapere. |
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The encounter of the verbal and the visual is a
crucial moment of the aesthetic experience. What is the epistemic enjeu of this
encounter, or better encounters, in the plural, since the modes of
verbal-visual interfacing are indeed multifarious? What epistemic premises and
consequences does their synergy imply? What is the cognitive role of the visual
text? What is the cognitive role of the image in the verbal text? Are the so
called “sister arts” bound to enact a conflicted or a collaborative relationship?
The contributions to
this volume address these questions, and all of them have a theoretical
approach, while being almost dazzlingly rich in providing stimulating
discussion of numerous literary and visual works of art, from poetry to
painting, from fiction to sculpture, from photography to film.
Decimo volume - offerta speciale Per festeggiare l'uscita del decimo volume "La conoscenza della letteratura" sarà possibile acquistare i dieci volumi in un'unica soluzione, con uno sconto del 50%.
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| Questo è il secondo volume dedicato al tema “La conoscenza della letteratura” in una duplice dimensione: epistemologica da un lato e didattica dall’altro. La dimensione immaginativa, empatica e critica della letteratura vengono qui indagate mostrando come i lettori di opere letterarie abbiano una consapevolezza particolare del mondo, diversa da quella prodotta dalle scienze sociali, ma che può essere sinergica con esse. L’opera letteraria è sia un universo che un’immagine dell’universo. In quanto rappresentazione essa riflette “la realtà”, con una sua particolare referenzialità, rispetto a quella del linguaggio quotidiano. |
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| Raccontare una storia è un modo di “costruire un mondo” per capire il mondo. Questo terzo volume riflette, insieme ai precedenti, i percorsi di un dialogo interdisciplinare sulla tematica del valore cognitivo del fatto letterario. Si fa qui riferimento soprattutto a filosofia, medicina, storia, fotografia. A partire da un solido contatto con le opere letterarie di molti autori, tra i quali Patrick McGrath, Winfried Sebald, Marina Warner, Giuseppe Pontiggia, Bharati Mukherjee, Shakespeare e John Donne si indagano i nessi tra fiction e ricordo, tra linguaggio e realtà, tra personale e collettivo, individuando, nelle pieghe dello stile, le domande che ogni cultura pone, o decide di reprimere, su se stessa. |
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| “La conoscenza della letteratura” si propone qui, come nei tre precedenti volumi, in una accezione principalmente epistemologica ed estetica, ed anche in termini di valenza socio-culturale in senso lato. Tramite precisi riferimenti critici a testi letterari di Shakespeare, Pasolini, Thomas Hardy, Hermann Kasack, Gert Ledig, Kurt Vonnegut, ma anche a testi filosofici di Heidegger, Ricoeur, Lacan, e a testi pittorici, filmici e multimediali, si esplorano i legami tra letteratura e altre forme di conoscenza. Questo lavoro ci conduce a cogliere il letterario come ambito in cui si manifesta, a partire dal linguaggio, l’alterità, e il dinamismo di tensioni espressive e di negoziazioni cognitive, ideologiche ed emotive irrinunciabili. |
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The interface, and even symbiotic relationship of poetry, myth, religion is at the origin of Western culture. Orpheus is the deep voice, albeit not the only voice of Greece, from which, at least in part, all of these cultural practices derive. This is the main reason for their association in this volume, although the specificity of each discipline and their widely different historical significance are emphasized in the different chapters, through the specific takes of individual authors. Michel Foucault, Ludwig Wittgenstein, Gilles Deleuze, Alain Badiou, Giorgio Agamben are among the important reference points for intriguing developments into the study of epistemic differences and similarities between literature, myth, religion and history. Most contributions to this volume also demonstrate that questions of literary and cultural knowledge are inextricably bound to issues of authority and power.
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| I lettori sanno bene che l’esperienza letteraria è un viaggio attraverso “il paese delle meraviglie”. La letteratura ci porta a spiagge ridenti, con testi di accattivante e gratificante lettura, ma ci sospinge anche verso la “selva oscura” che resiste ad ogni intrusione interpretativa. Il quinto volume dedicato al tema della “conoscenza della letteratura” ci orienta nei territori del letterario, evidenziandone le valenze cognitive in termini di confronto con l’alterità, la memoria e soprattutto il linguaggio. |
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| Since the inception of the Baconian method, “fact” and “fiction” have represented a cultural dichotomy, and they are still taken to be oppositional by partisans of experimental and applied science. “Plain style” has been taken to be the official language of scientific prose, and has been sharply contrasted with the flights of fancy and imaginative conceits of the poets. And yet, figurality is pervasive in scientific discourse, and hybridization and cross fertilization seem to be recurring experiences inthe relationship between literature and science. This volume is entirely devoted to this issue, and to the exploration of the frequent hybrid instances of “fiction in science and science in fiction”. |
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This book is devoted to the study of the relationships between literature and science and has an interdisciplinary methodological approach. In this respect it is a sequel to La conoscenza della letteratura/The Knowledge of Literature VI. Questions of the verifiability and reliability of scientific theories and literary texts inevitably recur throughout the volume. Literature is a primary concern in most of these essays, but philosophy, the visual arts, the history of science, and physics also play a relevant role in mapping the field of the mutual implications of literary and scientific knowledge. A wide range of primary texts are either thoroughly examined, or alluded to in this volume: from the Early-modern context (Bruno, Shakspeare, Sidney, Puttenham, Bacon, Descartes, Spinoza), to the Eighteenth Century (Oliver Goldsmith, Samuel Johnson, William Blackmore, John Arbuthnot), from the Victorians (William Carpenter, Forbes Winslow, Henry Maudsley, Charles Darwin, Thomas Hardy), to the Twentieth Century and the Post-modern (Einstein, Tagore, Wittgenstein, C.P. Snow, Karl Popper, Nelson Goodman, Claudio Magris, Cees Nooteboom, W.G. Sebald, Ian McEwan, Jonathan Franzen, Paul Auster). The understanding of the cultural meanings of disciplinary splits and collusions is what ultimately makes the encounter of the humanities and sciences a most complex and most fruitful event.
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| La modernità suscita la nostalgia di una totalità perduta, che si rivela a uno sguardo attento come fittizia perché popolata di lacerazioni. Prendendo le mosse dagli studi sull’anatomia nel Rinascimento, il saggio ripercorre il rapporto tra totalità e frammento a partire dall’immaginario del corpo variamente declinato dalla retorica delle rappresentazioni. Dal confronto fra scrittura e immagine la nozione di totalità si ridisegna come una coreografia della distruzione, in cui si muovono personalità diverse che vanno da Vesalio a Cartesio, da Rembrandt a Piranesi, da Lavater a Charcot, da Poe a Joyce, da Géricault a Bacon e McEwan. |
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| La vita e gli scritti di Djuna Barnes sono stati uno degli enigmi più complicati della storia letteraria del Novecento. E Nightwood, rifiutato da decine di editori prima di essere pubblicato, non fa eccezione. Con il suo lavoro Valeria Gennero ripercorre avventure e sventure di un romanzo oggi considerato un classico del modernismo. L’anatomia della notte, che fu anche il titolo originario dell’opera prima che T.S. Eliot suggerisse di sostituirlo con quello attuale, evidenzia come per Barnes il desiderio di rimettere in discussione il ruolo dell’arte e dell’artista si esprima attraverso la nuova grammatica dell’identità sessuale elaborata nell’ambito della psicoanalisi freudiana. |
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| Questo libro analizza la cartografia dimostrando come l'appropriazione intellettuale della realtà si basa su una costruzione linguistica del mondo: l'insieme dei nomi e dei segni presenti nella carta trasformano l'esperienza del mondo in conoscenza ordinata. La semiosi cartografia, vista nei suoi tre momenti -semantica, sintassi e pragmatica- facendo emergere l’autoreferenza cartografica mostra come l’iconizzazione del mondo viene costruita. L’analisi empirica che accompagna la trattazione teorica spazia dalle carte rinascimentali alla cartografia geometrica contemporanea. |
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| Il legame profondo tra visione e cognizione si è espresso in una molteplicità di testi, letterari e non, che hanno declinato il moto e il senso dello sguardo secondo le specifiche coordinate culturali di ogni epoca. Al loro interno, lo sguardo si è dato alternativamente come fenomeno metafisico, come problema scientifico, come immagine dell’interiorità, come matrice del soggetto e dell’altro. |
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