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| Nel 135° anno dalla fondazione dell’Associazione Generale di Mutuo Soccorso di Bergamo, il Consiglio ha voluto che fosse richiamata la memoria storica di così lungo periodo, perché è da questo, dalle ore felici e dalle ore buie, che si può trarre il lievito per un avvenire migliore. | |||
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| Giuseppe Mingione nasce a Caserta l’11 aprile 1979. Segretamente uno scrittore, ha voluto esordire con questa raccolta di versi. I suoi versi sono l’espressione dei propri Sentimenti ed i nessi logici della propria esistenza. Parlano d’amore: un amore per la Vita e per le figure umane insite in Lui. Con la sua scrittura vuole avvicinare soprattutto i giovani alla lettura, Giovani che si trovano ad interagire con la sua professione. Afferma di essere un umile servitore della cultura e che la stessa viene intesa come mezzo esente da tutto ciò che è materialismo nella odierna società. Ricordiamo per l’appunto un suo verso: “colui che è legato ad un’idea vivrà per sempre ancorato ad essa”. Il motivo della copertina è legato all’incidente che lo ha visto coinvolto. Nell’Attimo di vita in cui stava per perdere la stessa è rinato come un girasole che emana GIOIA di vivere. La Poesia come espressione della sua Anima… | |||
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| Questi racconti, scelti tra i tanti suggeriti dalla miriade di episodi della Resistenza bergamasca, e anche dei primi anni del fascismo, hanno per protagonisti operai, contadini, impiegati, preti, soldati, commercianti, uomini e donne, giovani e meno giovani, persone normali che, mentre tanti stavano alla finestra, aspettando gli eventi, ebbero la forza e il merito di schierarsi e di mettersi in discussione, spesso pagando con la vita. | |||
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| La lunga parabola di don Francesco Ciuffreda si è svolta quasi interamente a Monte S. Angelo, che gli ha dato i natali e ne custodisce le spoglie. Sarebbe tuttavia un errore attribuirgli l’etichetta di prete di provincia, nel senso riduttivo del termine, giacché nel recesso d’Italia chiamato Fosso egli ha fatto cose che darebbero lustro al più moderno e illuminato dei preti d’avanguardia celebrati dalle cronache di questa nostra epoca nutrita di comunicazione. Al giorno d’oggi non è di moda mettere in campo concetti impegnativi come santità, eppure per don Francesco è il caso di spenderla, questa parola fuori conio, perché egli ha esercitato in modo eroico le virtù che qualificano i santi: umiltà, mitezza, disinteresse per i beni materiali, ubbidienza alla gerarchia ecclesiastica, generosità senza limiti, intima comunione con Dio, capacità di umanizzare il soprannaturale a beneficio del prossimo, cui ha dedicato la vita. Fra i tanti meriti di don Francesco ce n’è uno davvero raro: non ha avuto nemici. Matteo Rivino vive a Milano da mezzo secolo, ma è nato a Monte S. Angelo come don Francesco, che gli è stato maestro fin dall’inizio del proprio ministero nella neonata parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, al Fosso. Questo libretto si propone non come opera di uno scrittore, in ogni caso dilettante, ma come omaggio di un amico e ammiratore sensibile al fascino della sua personalità. | |||
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| C’é un mago nero, nel primo racconto di Giusi Bonacina, il quale in queste pagine sembra aleggiare ogni qual volta l'autrice si abbandona alla cadenza leggera e “irresponsabile” della propria fantasia. Basta un colpo di tacco perchè la chiacchiera con il compagno di una vita si trasformi in una sorta di viaggio accelerato nell'oriente, anzi “in qualche paesino sperduto fra le alture di Madaba”. | |||
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| Le tornerie del legno di Valle Imagna e Val Brembilla, in particolare, lamentano la schiacciante concorrenza, essenzialmente di prezzo, dei Paesi ad economia emergente, che ne riduce il grado di competitività sia sul territorio nazionale, che sui mercati esteri. L’obiettivo dello studio e della successiva analisi, vuole essere quello di individuare nei fattori di crisi più manifesti, le cause scatenanti e gli elementi strutturali del comparto che provocano la perdita di competitività di un settore che tradizionalmente caratterizza il tessuto economico e sociale del territorio bergamasco. | |||
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| Ci sono cose (poche) di estrema serietà. Ci sono molte auto-confessioni esternate attraverso la potente scusa dell’ironia. (...) e poi ci sono apologie di Chet Baker, dimostrazioni di vergogne recondite, sacchettini di cazzate, parodie di intervalli, qualche blues, ineffabili effetti da callifughi, testi pubblicitari incoerenti, dolorosi rimpianti, parole come giocattoli, inutilità, dichos populares castellanos, verità malcelate, tentativi di zibaldoni, brevi ritratti di amici, sfide minime alla Scienza, improvvisazioni jazzistiche... Ci sono i miei primi 45 anni di vita. Ed altro ancora | |||
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