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| 13 libri presenti |
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| Il poemetto narra la storia del Miracolo della lacrimazione della Vergine avvenuto a Treviglio il 28 febbraio 1522, allorchè il generale francese Odetto di Foix visconte di Lautrec, impegnato contro l’esercito imperiale, aveva deciso di distruggere Treviglio, per l’atteggiamento sostanzialmente ostile del borgo nei suoi confronti e per offese alle sue truppe. Lautrec, che già aveva occupato Treviglio, desistette dalla vendetta a motivo di un avvenimento straordinario come fu quello della lacrimazione della Vergine, raffigurata, con il Bambino in grembo, in un affresco quattrocentesco del monastero delle Agostiniane, nella cui chiesa si erano rifugiati molti trevigliesi. Il lettore accorto noterà che lo scrittore ha deciso di omaggiare molti abitanti (attuali) di Treviglio inserendoli come protagonisti nel poemetto. Il libro, scritto in dialetto trevigliese, presenta la traduzione a fronte, oltre a un utile corpus di note per agevolare la lettura. | |||
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| Se c'è un posto privilegiato, un osservatorio straordinario per capire la vita quotidiana in tutte le sue incredibili sfaccettature, questo è il bar, oasi quotidiana di un attimo o rifugio di ore di giovani e vecchi, di uomini e donne. E chi lo guida è, diconsegenza, la vedetta dei fatti della nostra esistenza, piccoli e grandi che siano. L'autrice ha deciso di scrivere questo libro dopo aver gestito il suo bar per dieci anni, un tempo sufficientemente ampio per osservare le vicende della vita - nel bene e nel male - dall'altra parte del bancone. | |||
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| Giandomenico Sonzogni è nato a San Giovanni Bianco (Bergamo) nel 1932. Da oltre trent'anni abita a Mozzo dopo esser "venuto giù con la piena del Brembo". Sposato con Lucia, ha quattro figli e nove nipoti. Dopo essere andato in pensione si dedica ad opere di volontariato e scrive ricordi del tempo passato su un soggetto fisso: la montagna, della quale è un vero innamorato. Nei suoi scritti esprime una vera "dichiarazione d'amore" per la sua baita e la "sua" valle. Ma ancor di più un canto di gioia alla Famiglia e all'amicizia, un inno di felicità alla vita ed al crato! | |||
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| Diomede di Argo fu vincitore di Troia. Caro amico di Odisseo ha legato il suo nome a mirabolanti vicende di guerra. Tornato dalla Troade lasciò la Grecia per vivere, fondando numerosi insediamenti, tra le Isole Tremiti e il Gargano. La sua morte originò il mito delle diomedee, le procellarie che nelle notti senza luna piangono sul mare delle Tremiti il re di Argo. Questo romanzo, appellandosi ai flebili racconti del mito, ricostruisce la sua vicenda in una vibrante narrazione nel solco del romanzo storico e d’avventura. | |||
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| Durante la trascrizione dei numerosi appunti e diari di Don Bepo è nato un colloquio amorevole tra nipote e zio dal quale emerge la spiritualità che ha caratterizzato tutta la sua vita e la sua opera di carità continua. | |||
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Bergamo ha un volto antico, mani operose e passo meditativo. Equilibrio prezioso di azione e pensiero. | |||
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| Avvicinarsi a persone segnate dalla disabilità e alle loro famiglie è sempre un percorso difficile, ma è anche un'occasione privilegiata per entrare in contatto con i propri limiti, le proprie linee di rottura, le proprie parti "altre". Molte parole sono state spese, e quando si incrociano storie segnate dal disagio le parole non sono mai univoche. Come negli incontri tra operatori e genitori, che sono spesso carichi di equivoci, incomprensioni, distanze. Questo libro non propone teorie o tecniche sulla disabilità, non descrive percorsi di cura e non narra neanche storie esemplari di genitorialità. Raccoglie più semplicemente le testimonianze personali di geniroti e operatori, racconta percorsi personali, declina i sentimenti e i vissuti in gioco. Nella convinzione che non vi siano ricette nè esperti e che nell'incontro fra persone, operatori e genitori, nel confronto e nell'ascolto partecipato vi sia una grande opportunità di condivisione e di crescita. Comprando questo volume sosterrai un progetto dell'associazione Amici della Neuropsichiatria Infantile Bergamo | |||
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| Chi è che comanda nella famiglia Organelli? Otello Cervello (preciso e ordinato) o suo fratello Leon Coraçon (impulsivo e appassionato)? E da che parte stanno gli altri fratelli? I gemelloni Eolo ed Alveolo, il burbero Epatone, il goloso Pancrazio, i monelli Irene e Orino e la piccola Smilza? Scoprilo leggendo la loro avventura più importante La metafora della famiglia per raccontare il corpo umano e avvicinare i bambini al tema della donazione di organi, una cura per la vita e un gesto di grande solidarietà. Le illustrazioni sono di Madeleine Frochaux CONTIENE AUDIOFAVOLA | |||
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La storia inizia di notte con il ricovero in rianimazione di Aldo Martinez, un imprenditore vittima di un incidente stradale. Tutte le energie del medico di guardia vengono assorbite dal nuovo e complicato caso. Gli incontri con la moglie del paziente, e con un misterioso testimone dell’accaduto, aprono però una serie di questioni irrisolte che vanno al di là dei semplici problemi clinici. Un po’ per caso, e un po’ per curiosità il medico inizia la caccia alla “vera” causa dell’incidente del signor Martinez. Scoprirà qualcosa che era meglio non sapere, che non gli serve per curare il paziente, ma che lo coinvolgerà profondamente dal punto di vista umano, dando una nuova luce alla sua vita e al suo lavoro. Una storia intrigante, ma semplice e reale, che ha come sfondo i luoghi più impenetrabili dell’ospedale: il pronto soccorso, le sale operatorie, la terapia intensiva. Luoghi misteriosi e chiusi, dove i malati sono come prigionieri delle loro stesse cure (spesso incoscienti, totalmente dipendenti dalle macchine), dove i rapporti umani si giocano con i familiari (disperati, atterriti, invadenti). Luoghi di frontiera dove si celebrano i più grandi misteri dell’esistenza umana. «…La guardia era finita in modo abbastanza indolore. Non si dorme da noi. È una questione di allarmi. Suonano i monitor, i ventilatori, le macchine della dialisi quando ci sono, i telefoni, i letti, e spesso anche i materassi, quelli nuovissimi, altamente tecnologici. Il sonno, che verso le tre bussa alla tua testa per prendere il comando, arriva inquinato e scortese, e tanto vale ricacciarlo nelle profondità del buio. L’alba ti può cogliere abbandonato sulla poltrona dello studio, con gli occhi chiusi e la mente a caccia di soluzioni cliniche confuse e surreali, oppure attaccato al letto di qualche paziente che ha pensato bene di scompensarsi durante quell’ultimo tratto di traversata, rendendo il finale del viaggio ancora più tortuoso e sofferto. Poi finalmente arriva il cambio della guardia. In cucina, con gli occhi gonfi – chi per il sonno rubato, chi per quello interrotto – si comincia a raccontare la notte in maniera informale, davanti a una tazza di caffè, con il tavolo pieno delle briciole di chi ha fatto colazione prima di te e se ne è già tornato a casa. E quelle storie servono un po’ a dare consistenza a ciò che hai vissuto, alle battaglie combattute e vinte, o magari perse, come nelle ballate dei marinai, nei canti dei poeti».
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| Edy, affettuoso diminutivo di Edelweiss, un nome che è già poesia. E la poesia è il fulcro della sua vita. È l’espressione del pensiero, è la voce del sentimento, è il mezzo per urlare e affrontare il dolore, è un ponte per attraversare la vita raccontandola. Ce la racconta in tutte le sue sfumature, dalla bellezza del creato, alla forza dell’amore, fino all’esplorazione sapiente e realistica dei temi sociali che più hanno colpito la sua grande sensibilità. La sua è una poesia velata di malinconia, ma con lo sguardo rivolto verso il cielo, dove si tinge con i colori della speranza e della fede in quel Dio che tutto può e tutto accoglie. Le sue parole ci toccano il cuore diventando le “nostre” parole, si sposano con i nostri pensieri dando voce ai nostri sentimenti inespressi. | |||
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| Il concorso letterario “Pensieri ed Emozioni”, iniziativa indetta e sostenuta economicamente dal Centro Territoriale Permanente “E. Donadoni”, è giunto ormai alla sua sesta edizione: sono raccolti in questa nuova edizione gli scritti più significativi dei detenuti della Casa Circondariale di Bergamo che hanno partecipato al concorso. Si tratta di poesie e racconti che aiutano a considerare il carcere non come un mondo a sé, isolato dal contesto sociale, ma come un elemento vivo di esso. | |||
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| Era scritto nell’aria, ed era prevedibile dopo il successo del primo libro. Eccoci al secondo appuntamento importante con la poesia di Edy, perché le sue poesie sono come le ciliegie: una tira l’altra. Questa raccolta si distingue dalla precedente per una sostanziale novità. Protagonista non è la poesia, o meglio, non è solo la poesia, ma la vita, così come recita il titolo. È un libro nel quale Edy si concede, aprendo le porte del suo vissuto, soprattutto remoto, per permetterci di conoscerla un po’ più da vicino ed afferrare il senso profondo delle sue poesie. È un piccolo viaggio nella storia della sua vita, dove la prosa e la poesia si fondono in un’unica trama. Ma è anche un viaggio nel quale molti di noi possono identificarsi e ritrovare brandelli della propria esistenza, soprattutto se hanno vissuto la condizione di coloro che devono lasciare i propri affetti, la terra di appartenenza, per affrontare un futuro avvolto da incertezze, ma comunque nutrito da un presente attraversato dalla paura e da una solitudine che possono lacerare il cuore. Ogni poesia nasce corredata da una storia, una motivazione, un impulso, un sentimento che l’ha generata. Edy, con la sua prosa ci permette di condividere con lei questa sorta di overture, di preludio alla narrazione poetica. Che dire della sua poesia? Abbiamo già imparato ad amarla leggendo “Parlami”. Conosciamo la forza delle immagini, dei contenuti e dei sentimenti che tanto ci emozionano. Lasciamoci dunque trasportare e cullare ancora una volta dalla dolcezza delle sue parole e dal fascino dei suoi ricordi e… garantisco: anche questa volta ci conquisterà. | |||
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| Dedicato a quei consiglieri comunali che non vogliono spegnere prima del tempo un sogno acceso dalla volontà popolare e gettare il paese nella notte più buia. | |||
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