Il naufragio nel frammento in cui si contempla la modernità suscita la nostalgia di una totalità perduta, che si rivela ad uno sguardo attento come fittizia perché popolata di lacerazioni. Prendendo le mosse dagli studi sull’anatomia nel Rinascimento, il saggio ripercorre il rapporto tra totalità e frammento a partire dall’immaginario del corpo variamente declinato dalla retorica delle rappresentazioni. L’allegoria della totalità si trasforma allora attraverso il confronto fra scrittura e immagine in una coreografia della distruzione, in cui si muovono personalità diverse che vanno da Vesalio a Cartesio, da Rembrandt a Piranesi, da Lavater a Charcot, da Poe a Joyce, da Géricault a Bacon e McEwan.
Alessandra Violi insegna Letteratura Inglese all’Università di Bergamo. Si è occupata della nozione di trasgressività nella tradizione inglese (Una stagione nel silenzio. Swinburne e la voce della tradizione, 1997) e dell’immaginario anatomico fra medicina, arte e letteratura (Le cicatrici del testo, 1998).
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