La Giornata FAI
di Primavera che ogni anno rende possibile conoscere luoghi, monumenti, spazi
urbani e paesistici, nel 2012 in Bergamo ha scelto due palazzi importanti del
centro cittadino: la ex Casa Littoria e il Palazzo delle Poste e Telegrafi.
Situati nel cuore della città commerciale e finanziaria, denunciano nella loro
tipologia architettonica una lunga storia che molti oggi non conoscono, avendo
nel tempo cambiato funzioni e destinazioni d’uso. Aprirli al pubblico significa
far vedere con occhi nuovi e più attenti luoghi che fanno parte della storia sociale e culturale, ma nello
stesso tempo significa proporre una riflessione sull’uso della città, sulle
scelte che si sono fatte per la sua trasformazione, sulle scelte che si faranno
in futuro. La Delegazione
FAI di Bergamo e l’Ateneo di Scienze Lettere Arti, propongono un itinerario
attraverso strade e palazzi del centro moderno per conoscere e riconoscere ciò
che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi, ma che guardiamo troppo
distrattamente.
Siamo abituati a
raccontare la storia della città partendo dal passato per arrivare al presente,
ma quando camminiamo per le strade è l’oggi che ci viene incontro, e la città
che percorriamo ci sembra l’unica possibile. In realtà è il
frutto di scelte e di trasformazioni che l’hanno profondamente modificata e non
è certamente l’ultima Bergamo, poiché ogni giorno cambia di fronte ai nostri occhi distratti.
Guardiamola dall’alto la Città Bassa, guardiamo il “centro”, quello che viene
portato ad esempio dagli urbanisti, risultato di interventi che sono durati
almeno un cinquantennio, interventi radicali resi possibili dall’epoca in cui
sono stati decisi, scelte che oggi, sicuramente, avrebbero dato risultati
diversi, vista l’attenzione nuova che si dà alla storia della città e della
comunità. Sfogliamo
idealmente Bergamo, come se fosse un libro, e dall’oggi torniamo indietro a
quel momento in cui il cambiamento è iniziato. Incontriamo spazi e luoghi
diversi, personaggi e interpreti del “rinnovamento” (così allora veniva
definito il progetto urbanistico che doveva investire lo spazio del centro),
ritroviamo segni di un passato scomparso, ma senza nostalgie, senza pensare che
ci sia stata l’età dell’oro, solo per conoscere e capire, magari per scegliere
bene quello che tocca a noi.
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