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MATEMATICA STATISTICA INFORMATICA

Il planimetro<br>Storia, tipologia, uso<br> Titolo Il planimetro
Storia, tipologia, uso
Autore Alessandra D'Amico Finardi, Giorgio Mirandola
Anno 2014
ISBN 978-88-6642-159-7
Dati p. 300
Collana Matematica Statistica Informatica - Matematica Statistica Informatica
Prodotto fuori catalogo. Prego contattare staff

I planimetri non sono oggetti rari. Tra il 1850 e il 1950, per circa un secolo, furono fabbricati in grande numero, in Svizzera, in Inghilterra, in Germania, negli Stati Uniti, e anche in Italia, da Salmoiraghi.
La ragione di questa fortuna apparirà evidente a chi vorrà leggere le pagine che seguono: esso era l’unico strumento che permettesse di misurare con precisione sulla carta la superficie di una figura non scomponibile in poligoni regolari. Poiché queste figure si incontravano con grande frequenza, nel campo dell’ingegneria, della topografia, della matematica applicata, l’uso del planimetro fu per molti anni comunissimo.Si può anzi dire che il planimetro e i compassi in una borsa, il regolo calcolatore nel taschino, furono per circa un secolo i compagni indivisibili, quasi un simbolo, di ingegneri e tecnici.
L’avvento delle macchine da calcolo e del computer ha segnato la fine di questi oggetti. Ma in grado diverso. Mentre il regolo calcolatore è ormai ad ogni titolo un cimelio, che nessuno sa più adoperare, ricercato solo da collezionisti e nostalgici, mentre il compasso vive una vita grama, usato solo nelle scuole e dagli ingegneri quando non hanno il tempo per avviare i programmi di CAD, il planimetro ha ancora una ragione d’essere. Se infatti si disegna direttamente una figura al computer, con uno dei tanti programmi disponibili, la superficie della figura è automaticamente calcolata dallo stesso computer, con tutta la precisione desiderabile. Ma se la figura è stata disegnata in precedenza su un foglio di carta (una mappa geografica, una vecchia planimetria, un foglio catastale), scannerizzare il disegno e trasferirlo su un programma è una cosa complicata, o impossibile. Per questo i planimetri sono ancora utili, spesso insostituibili. Per questo alcune ditte, in Europa e negli Stati Uniti, continuano a fabbricarli e a venderli, in versione meccanica tradizionale e da qualche anno anche in versione digitale.
Vecchi planimetri si trovano poi con grande facilità alle fiere, alle aste, nei mercatini, per prezzi più che accessibili, almeno nei tipi più comuni. Capita quindi che l’amatore di curiosità tecnologiche li acquisti: ma non sapendo bene a cosa servono e come funzionano finisce per classificarli tra gli “oggetti misteriosi”. Ci è persino capitato di vedere planimetri esposti in musei con didascalie a dir poco fantasiose, oppure assolutamente vaghe.
Sui planimetri esiste una bibliografia immensa, tutta formatasi negli anni in cui esso era uno strumento di uso comune. Questi testi ne descrivono l’aspetto fisico e il funzionamento, riservando grande attenzione alle teorie matematiche che li giustificano. Ben poco è stato tuttavia scritto dal 1950 in poi, e soprattutto ben poco esiste sulla loro storia. Il nostro libro intende essere un primo tentativo di colmare questa lacuna. Esso non è destinato ai matematici (anche se qualche formula matematica qua e là si trova), ma ai collezionisti, ai curatori di musei, agli storici della scienza. Senza esaurire l’argomento (che è immenso: solo un catalogo dei planimetri conosciuti occuperebbe un volume grande almeno quattro volte il nostro), esso vuole trattarlo, per così dire, a volo d’uccello. Esamineremo perciò la storia del planimetro e le principali tipologie costruttive di questo strumento, cercando soprattutto di mettere in rilievo gli sforzi fatti da generazioni di matematici, progettisti, costruttori, per renderlo sempre più preciso e affidabile.
Questi sforzi possono oggi parere vani. Ma non è così, perché siamo nani sulle spalle di giganti, e il nostro beneamato computer non esisterebbe senza il lavoro degli scienziati e dei tecnici che lo hanno preceduto. Da questo punto di vista le nostre pagine intendono anche essere un omaggio all’impegno e all’ingegno di questi uomini, oggi dimenticati.


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